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la Via Traiana

In un paesaggio agrario tra i più antichi del Mediterraneo, l'ultimo tratto dell'antica via romana racconta del millenario rapporto tra l’uomo e questi luoghi: ne sono testimonianza gli oliveti monumentali, simbolo indiscusso della Puglia, che si estendono fino alla linea di costa adriatica, e le numerose tracce archeologiche e architettoniche. Oggi corrisponde ai territori comunali di Fasano, Ostuni, Carovigno, San Vito dei Normanni e Brindisi, un territorio ampio di cui la ricerca storica ha delineato la consistenza insediativa già in età messapica e romana.

La via Traiana fu costruita tra il 109 e il 114 d. C. per volontà dell’imperatore Traiano su un preesistente tracciato di età repubblicana. Era una variante della via Appia che collegava Beneventum (Benevento) a Brundisium (Brindisi); passando per Rubi (Ruvo di Puglia) da dove raggiungeva la costa e toccava Barium (Bari) e Butuntum (Bitonto) entrando ad Egnathia attraverso un arco trionfale.

Dell'antico basolato restano significative tracce visibili nell'area archeologica di Egnazia non coperte, come invece il resto, dalla viabilità attuale. Lungo questa importante arteria – la più importante direttrice dell’Italia meridionale adriatica in età antica, si affacciano numerosi frantoi ipogei ricavati nelle cavità naturali modellate dall'uomo. Solo nell’agro tra Ostuni e Fasano sono presenti oltre 140 frantoi ipogei: la vicinanza a questa antica via, militare prima, e commerciale poi, consentiva infatti il trasporto dell’ “oro liquido” verso i porti commerciali.

Tali frantoi, molti dei quali di origine romana, sono stati ammodernati in epoca medievale ed hanno continuato a lavorare fino a metà ‘800, quando si è cominciato a realizzare frantoi epigei più funzionali e produttivi. Molte masserie furono edificate, nel XVI sec., proprio allo scopo di presidiare gli antichi frantoi ipogei.

In quest’area le numerose masserie a torre, le masserie fortilizie, le masserie a corte, caratterizzate da elementi architettonici difensivi, si affiancano alle più rassicuranti masserie signorili che riecheggiano i palazzi nobiliari cittadini dell’800. Molte di queste masserie risultano attualmente ristrutturate e recuperate per svolgere attività agrituristica e di ospitalità rurale. Ciò ha garantito, oltre al recupero storico-architettonico di questi fabbricati e alla riqualificazione delle aree rurali circostanti, un importante veicolo di promozione e commercializzazione delle produzioni agrarie, tra cui il prodotto principe: l’olio di oliva.
L’immensa distesa di oliveti pluricentenari, intervallata dalla presenza di masserie storiche e frantoi ipogei, custodisce veri e propri scrigni di biodiversità all’interno delle lame, fiumi fossili dove cresce una ricca vegetazione spontanea e trovano rifugio numerose specie animali.

Le cavità naturali che caratterizzano la morfologia delle lame rappresentano antichi luoghi di frequentazione umana. Già in età altomedievale hanno ospitato comunità religiose, come testimoniano i luoghi di culto riccamente affrescati, ma anche abitazioni, luoghi di trasformazione dell’olio e di ricovero di animali, elementi che, insieme, davano spesso vita a veri e propri villaggi rupestri.

Tra questi, da annoverare Lama D’Antico, Lamacornola, Lama Rosamarina, Lama Montanaro, Lamaforca e Lama di San Biagio, con insediamenti rupestri di cui si conservano interessanti affreschi.
La costa di questo comprensorio è caratterizzata da una serie di torri aragonesi che sembrano oggi presidiare Parchi, Riserve e siti naturali riconosciuti dalla comunità europea (SIC e ZPS).
La via Traiana diventa, in questo Bioitinerario, un filo conduttore. Seguendo un antico tracciato, che ancora oggi serve ad una comunicazione vitale per il territorio, si può scoprire una storia ricca di tracce, ambienti naturali e un'agricoltura sostenibile.

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